I Disarmisti esigenti sull'attacco USA agli impianti nucleari iraniani 

Un dispaccio ANSA ha appena informato che stamattina (22 giugno 2025) gli Usa hanno bombardato tre siti nucleari in Iran. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump in un post su Truth nel quale ha spiegato che sono stati colpiti Fordow, Natanz ed Esfahan. 

Ecco il comunicato che, a botta calda, prendendo una posizione critica e ribadendo la proposta della denuclearizzazione del Medio Oriente, viene emesso alle ore 5:00 del mattino dai Disarmisti esigenti (coordinamentodisarmisti@gmail.com). 

Si ricorda l'incontro online convocato, nell'ambito di STOP REARM EUROPE, per il 27 giugno dalle ore 17:00 alle ore 20:00. 

SI partecipa al seguente link:

https://us06web.zoom.us/j/88436423243?pwd=xQj2ANitRlkZTSRn9vDgbqxV4fMQQV.1

Si precisa che la nostra adesione è stata per la campagna europea, non per il corteo del 21 giugno a Roma (con libertà di scelta per gruppi e singoli).  Il comunicato su questa presa di posizione è sotto riportato nella sua versione più estesa.

Abbiamo, di seguito, il comunicato di adesione critica a STOP REARM EUROPE.

Ed infine cronache sull'andamento dei cortei del 21 giugno.

____________________________

La politica estera di Trump è un esempio paradigmatico di come l'incapacità di offrire una vera alternativa al deep State militare e industriale possa degenerare in una sorta di cinismo internazionale. L'appoggio del presidente USA, decisione tormentata in quanto in contrasto con lo spirito di Abramo, ma alla fine accordato a Netanyahu (nella sua politica di espansione coloniale nei territori palestinesi occupati) è un chiaro esempio di come la ragion di Stato possa prevalere sulla giustizia e sui diritti umani.

La scelta di Trump di affiancare Netanyahu nella sua politica bellica contro il diritto internazionale e di pulizia etnica nei confronti della popolazione palestinese è un errore gravissimo, anzi un crimine, che non solo contraddice la promessa di non impegnare gli USA in nuove guerre (lungi dal rilanciarne la grandezza, si danneggia la residua reputazione degli Stati Uniti come difensori della democrazia), ma anche contribuisce a destabilizzare ulteriormente verso un caos ingestibile una regione già fragile.

La politica di Trump nei confronti di Israele e dei palestinesi è un esempio di come la politica estera possa essere guidata da interessi elettorali e di parte piuttosto che da una visione strategica e lungimirante per la pace e la stabilità dinamica nella regione (non difesa dello status quo ma cammino verso la giustizia sociale).  

BLOCCO DELLO STRETTO DI HORMUZ?

Lo scenario globale che può aprire l'intervento militare USA contro gli impianti nucleari iraniani è effettivamente molto caldo e può diventare persino rovente. L'Iran, alleato storico della Russia, potrebbe bloccare lo stretto di Hormuz in risposta, provocando una grave crisi energetica ed economica globale. Lo stretto di Hormuz è un punto critico per il passaggio di petrolio e gas naturale, con circa il 30% del petrolio trasportato via mare che lo attraversa. L'Europa dipende fortemente dal gas naturale liquefatto (GNL) proveniente dal Qatar, che transita attraverso lo stretto di Hormuz. L'Asia, in particolare Cina, India e Corea del Sud, sarebbe fortemente colpita. Un blocco prolungato dello stretto potrebbe aumentare i premi assicurativi marittimi, ritardare le importazioni e aumentare i prezzi dei beni importati.

In generale, il citato blocco dello stretto - e qualche altro accadimento più o meno prevedibile - potrebbero scatenare una crisi geopolitica generale, con l'accentuazione dello scontro tra Stati Uniti, Russia e Cina. Tuttavia, alcuni esperti ritengono che una chiusura completa di questa via marittima sia improbabile, poiché l'Iran stesso dipende fortemente dalle esportazioni di petrolio verso la Cina e altri paesi. È più probabile che l'Iran adotti tattiche di disturbo, come attacchi con droni o mine navali, per interrompere il traffico nello stretto . E ci sono sempre, affiancabili in una strategia asimmetrica, i proxies terroristi dormienti che possono essere risvegliati e scatenati, contro le basi in Medio Oriente ma anche contro i civili in Europa, stile Bataclan... 

RISVEGLIO DI GRUPPI TERRORISTICI  DORMIENTI?

Tra i proxies "terroristici" che l'Iran potrebbe utilizzare per eseguire attacchi o altre forme di violenza possiamo annoverare:

- Hezbollah: questo gruppo libanese è considerato un'organizzazione terroristica da molti paesi occidentali ed è appunto noto per aver ricevuto sostegno dall'Iran.

- Hamas e Jihad islamico palestinese: questi gruppi palestinesi sono stati accusati di aver ricevuto sostegno dall'Iran e sono considerati organizzazioni terroristiche da molti paesi occidentali.

Questa ultima, del risveglio di cellule terroristiche dormienti anche in Occidente, è una preoccupazione più seria di quanto non possa sembrare a prima vista e che invitiamo a mettere in conto (senza cedere a paranoie). 

L'Iran è noto per aver sostenuto gruppi terroristici in passato e possiamo fare facilmente trovare sul web diversi esempi di attività terroristiche svoltesi in Occidente che possiamo fare risalire al  regime degli ayatollah.

DE-ESCALARE PER PACIFICARE

In questo contesto, è fondamentale ricordare che la pace e la giustizia non possono essere raggiunte attraverso la forza e la violenza, ma solo attraverso il dialogo e la comprensione reciproca. La comunità internazionale deve lavorare insieme per trovare soluzioni pacifiche e durature ai conflitti, rispettando i diritti umani e il diritto internazionale.

Inoltre, la denuclearizzazione del Medio Oriente deve essere un obiettivo prioritario per la comunità internazionale. Tuttavia, questo obiettivo non può essere raggiunto se non si considera la presenza di armi nucleari in Israele. È essenziale che tutti i paesi della regione, a cominciare da Israele, si impegnino a seguire percorsi internazionali esistenti che guardano a questa prospettiva, come la creazione di una zona libera da armi di sterminio di massa in Medio Oriente.

Solo attraverso un approccio inclusivo e multilaterale, che coinvolga tutti i paesi della regione e rispetti gli impegni internazionali, possiamo sperare di raggiungere le tregue che evolvano in una pace disarmata e in un assetto regionale che si indirizzi verso la giustizia sociale e ambientale.

La denuclearizzazione, così come la democrazia nello stato teocratico iraniano, non possono essere perseguiti a suon di bombe. La storia ha dimostrato che la forza militare non può imporre la democrazia o la stabilità, anzi, spesso porta a conseguenze opposte. È necessario un approccio più intelligente e inclusivo, che tenga conto delle complessità della regione e delle esigenze dei suoi popoli. 

Il riconoscimento dello Stato palestinese è un passo fondamentale verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese. I "due popoli e i due stati" proclamati dall'ONU sono indispensabili per avviare a soluzioni il conflitto che più insanguina l'area mediorientale. La comunità internazionale deve lavorare insieme per garantire i diritti dei palestinesi e per promuovere una soluzione pacifica e duratura al conflitto. 

22 giugno 2025 - da parte di Alfonso Navarra - coordinatore (cell. 340/0736871)


Stop Rearm Europe

I Disarmisti esigenti sulle manifestazioni a Roma del 21 giugno

Comunicazione del coordinatore anche in vista dell'incontro online del 27 giugno su questione nucleare dopo l'attacco di Israele all'Iran e attualità del "partito della pace" in Italia

Distinguere la campagna europea, che sosterremo criticamente, da quella italiana, che rispettiamo ma cui non partecipiamo (però con libertà di azione dei gruppi e dei singoli)

Si ricorda il link all'iniziativa del 27 giugno 2025

UNA GUERRA "PER" IL NUCLEARE, NON ANCORA NUCLEARE: MA OCCHIO!

(E NON È VERO CHE TEMERE LE POTENZIALITA' MILITARI DEL NUCLEARE "CIVILE" È CEDERE AL RICATTO DEI GUERRAFONDAI…)

La follia criminale della denuclearizzazione perseguita a suon di bombe può portare persino ad una guerra "atomica". Ma l'iniziativa di Israele paradossalmente disvela l'intrinseca ipocrisia e falsità del Trattato di Non Proliferazione nucleare: quella dell'atomo è una tecnologia della potenza ragion per cui parlare di nucleare "civile" e soprattutto di "diritto al nucleare civile" è sostanzialmente un imbroglio. Bisogna proibire le armi nucleari ed intanto subito adottare il NO FIRST USE con misure che creino ostacoli effettivi all'evenienza di una guerra per errore. Il Medio Oriente libero dalle armi di sterminio di massa è un'indicazione da raccogliere di diversi percorsi diplomatici internazionali. Quest'ultima sarebbe la strada da seguire.

Incontro online dei Disarmisti esigenti, venerdì 27 giugno 2025, ore 17:00 – 20:00

Link per partecipare: https://us06web.zoom.us/j/88436423243?pwd=xQj2ANitRlkZTSRn9vDgbqxV4fMQQV.1

Attenzione alle comunicazioni precedentemente inviate via mail! L'incontro online dei Disarmisti esigenti lo spostiamo dopo il summit dell'Alleanza atlantica, quindi venerdì 27 giugno con inizio alle ore 17:00, e fine alle ore 20:00. Questo per evitare la contemporaneità con l'iniziativa delle Donne Gobali contro la NATO all'Aja. L'evento, che si tiene appunto il 22 giugno alla ore 17:00, si intitola "In tutto il mondo le donne dicono no alla NATO".

Per la registrazione ONLINE clicca qui https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_dyN1iEBFR72na7MHZz-rCg

Per le registrazioni DI PERSONA clicca qui - biglietti - registrati https://www.eventbrite.co.uk/e/1381638049599?aff=oddtdtcreator 

Intendiamo, con questa scelta del rinvio dal 22 al 27 giugno, consentirci una riflessione su come costruire un'Europa dell'welfare, non del warfare, in adesione critica alla campagna europea STOP REARM EUROPE. Adesione europea che non comporta necessariamente la partecipazione a forse discutibili iniziative italiane: i soliti cortei più o meno oceanici privi di contenuti e di modalità vertenziali nei riguardi delle istituzioni.

Anche se la gravità del momento esigerebbe che i pacifisti si facessero vedere e sentire: dovrebbero proporsi come punto di riferimento per l'opinione pubblica sgomenta e disorientata... 

Alfonso Navarra - coordinatore cell. 340-0736871

________________-

Quando, venerdì 27 giugno, faremo la nostra discussione online, di Disarmisti esigenti & partners, i cortei italiani del 21 giugno, e lo sciopero generale del 20 giugno si saranno già svolti.

Noi potremo, col senno del poi, riflettere dall'alto dei risultati conseguiti dalle mobilitazioni italiane "contro le guerre". Probabilmente siamo troppo "cattivi" se proviamo una anticipazione pessimistica del nostro bilancio: nessuno che varrà la pena di registrare?

Forse siamo arrivati a un punto in cui la protesta è diventata un'abitudine, un riflesso condizionato che non richiede più alcuna riflessione o strategia. Forse abbiamo perso di vista l'importanza di riflettere e discutere, di cercare soluzioni concrete e di lavorare insieme per raggiungerle.

In questo senso, le manifestazioni sono diventate un sintomo di una malattia più grande, una malattia che colpisce la nostra democrazia e la nostra capacità di agire collettivamente per il bene comune. Una malattia che abbiamo visto manifestarsi anche con il quorum bassissimo dei referendum di giugno. E se non riusciamo a trovare un modo per superare questa malattia, rischiamo di rimanere intrappolati in un ciclo di protesta senza fine, con influssi emotivi decrescenti, senza mai raggiungere nulla di concreto.

La scadenza del 21 giugno è importante perché va ad anticipare il summit NATO fissato all'Aja dal 24 al 26 giugno: in quell'occasione gli Stati membri dovranno decidere il target del 5% del PIL per la spesa militare, mica noccioline!

Ed ecco che le posizioni per le piazze si dividono. Esiste, in esse, un pacifismo mainstream, concentrato sul no al riarmo europeo, ed un pacifismo antimperialista e anti-Nato, più minoritario, oggi fissato con la "Palestina libera dal Giordano al Mare".

Entrambe le manifestazioni condividono l'obiettivo di fermare il piano di riarmo europeo e opporsi alla crescente militarizzazione dell'Unione Europea. Tuttavia, differiscono per approccio e focalizzazione politica. La manifestazione "Stop Rearm Europe", versione italiana, adotta un approccio che vorrebbe essere più inclusivo e unitario, mentre la manifestazione promossa dalla Rete dei Comunisti adotta una posizione nettamente critica nei confronti della NATO e dell'Unione Europea, enfatizzando la necessità di una svolta radicale nelle politiche internazionali.

Assimilabile alla componente più "radicale" e "rossa", lo sciopero generale del 20 giugno 2025 è stato indetto dalle principali sigle del sindacalismo di base italiano: USB, SI Cobas, CUB, e SGB. La mobilitazione coinvolge sia il settore pubblico che quello privato, con adesioni anche da parte di collettivi studenteschi, movimenti pacifisti e organizzazioni sociali.

La critica che i "duri" fanno ai "soft" per il 21 giugno è sostanzialmente la rimozione della questione della NATO. Il motivo, a loro detta, sarebbe lampante: si tratterebbe di una piazza solo formalmente dell'area culturale "pacifista", più dell'area del centrosinistra che mira a fare assumere a tutto l'agognato "campo largo", e in particolare al PD, una posizione più "pulita" sui temi pacifisti e contraria al riarmo, visto che il partito si è diviso tra chi è a favore e chi contro al piano europeo proposto dalla Von der Leyen.

Il vero interesse dei mainstream, secondo i critici, sarebbe allora di politica politicante e non sociale. Si guarderebbe alle elezioni politiche del 2027 per costruire una coalizione larga del centro-sinistra e per recuperare consensi nell'opinione pacifista e nei movimenti che ne sono espressione.

I "duri" hanno stavolta un giudizio chiaro sullo scopo politico-partitico del corteo: se lo scopo è essenzialmente elettoralistico, ne deriva che bisogna per forza, da parte dei "morbidi", mantenere il livello di politicizzazione più basso, tenere l'appello generico, limitarsi a contrastare, a parole, il piano europeo, mentre si lascia spazio alla possibilità di una "difesa comune europea" che sarebbe l'alternativa. Osservano questi "duri", espressi ad esempio da un comunicato di Disarmiamoli: "Come se la difesa comune non implicasse una maggiore integrazione tra le élites europee e le loro industrie belliche, come se la "difesa comune" non implicasse individuare dei "nemici comuni".

E noi, Disarmisti esigenti, di fronte a questo dilemma, cosa pensiamo di fare?

La scelta per noi, componente purtroppo ultraminoritaria dell'antimilitarismo nonviolento, francamente, in Italia, potrebbe apparire anche quella tra la zuppa e il pan bagnato, cioè tra una piattaforma troppo moderata e generica; ed una piattaforma troppo estremista e politicamente inpraticabile.

Ma un ragionamento di opportunità tattica forse stavolta andrebbe fatto. Stavolta dobbiamo prendere in considerazione tre elementi che giocano a favore dell'adesione critica a STOP REARM EUROPE, almeno come campagna europea; e a non contrastare le iniziative italiane che la articolano:

1) Il momento è veramente grave, la tendenza alla guerra va oltre i livelli di controllo di attori geopolitici tutti in crisi; ed i pacifisti in qualche modo devono battere un colpo, farsi sentire, proporsi come punto di riferimento per l'opinione pubblica sgomenta e disorientata

2) La campagna è, appunto, di dimensione europea ed è promossa anche da organizzazioni cui siamo vicini e con le quali abbiamo collaborato in passato (e speriamo di collaborare ancora in futuro)

3) Nemmeno è trascurabile il fatto che, in Italia, la piattaforma pur moderata stavolta divide il PD. Anche se la domanda da farsi e a cui rispondere è: lo divide sul serio strategicamente?

LA CAMPAGNA EUROPEA

"Stop Rearm Europe" è una chiamata all'azione europea dal 21 al 29 giugno.

L'appello di può leggere al seguente link:

https://retepacedisarmo.org/spese-militari/2025/le-spese-militari-alimentano-la-guerra-mobilitiamoci-ridurle/

  • L'appello è molto breve e, tutto sommato, incisivo e condivisibile quale base minima unitaria. Noi abbiamo aderito e riteniamo sia utile contribuire alla campagna in questa dimensione europea.

Una iniziativa, inserita in questo ambito di numerose e diffuse mobilitazioni, che segnaliamo, è quella organizzata dalla WILPF internazionale all'Aja il 22 giugno 2025: Global Women United for Peace Against NATO (vedi info sopra)

LA DIVISIONE NEL PD

Il corteo divide il PD, a nostro giudizio, più sul piano della narrazione e della leadership che su quello effettivo della strategia politica. È una crepa che può allargarsi se non gestita, ma al momento è ancora sotto controllo. Il PD resta saldamente ancorato ai pilastri dell'atlantismo e dell'europeismo mainstream delle élites burocratiche. Continuerà a votare, in accordo con la sua storia, sia per l'aumento delle spese militari che per le avventure belliche dell'Occidente.

LA NOSTRA PROPOSTA DI DISARMISTI ESIGENTI

  • Ma se, ipotesi fantastica, dovessimo indire e condurre noi un corteo in Italia di migliaia di persone con che contenuti proveremmo a caratterizzarlo?
  • Una risposta potremmo darla. Avremmo sostanzialmente da aggiornare il nostro appello "per un partito della pace", lanciato nell'estate 2023, proponendo una manifestazione che sia orientata sotto i palazzi del Potere, predisposta a trasformarsi in una "acampada" permanente. 
  • Questa iniziativa andrebbe vista più come inizio che come conclusione, come l'avvio di un percorso dentro una prospettiva più ampia di rappresentanza e di rivoluzione nonviolenta.

L'appello originario del 2023 lo si legge al seguente link: https://www.petizioni24.com/listapaceterraeuropee

1) Denuclearizzare sia in campo militare, sia in campo civile

2) Convertire le spese militari in investimenti sociali (beni comuni e pubblici) e per la conversione ecologica: dire no alla guerra e sì alla pace significa considerare anche la guerra sociale ai beni comuni e l'utilizzo delle armi finanziarie come il debito.

3) Predisporre un modello di difesa che, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, attui il transarmo progressivo verso la resistenza nonviolenta quale capacità di opporsi all'ingiustizia con mezzi costruttivi, basati sulla forza dell'unione popolare.

Alcune campagne dei movimenti di base vanno sostenute da una sponda istituzionale più salda, sicura, convinta:

1- La proibizione delle armi nucleari che va messa in rapporto con il No First Use.

2- L'opposizione al ritorno del nucleare civile.

3- Object War per il diritto internazionale al non partecipare direttamente ai combattimenti armati.

4- L'obiezione di coscienza nelle sue varie forme e modalità: oltre a quella al servizio militare, le obiezioni alle spese militari, alle banche armate, alle produzioni e ai traffici bellici.

5- Il contrasto alla militarizzazione della scuola, dell'università, della ricerca scientific

Rispetto all'estate del 2023, il quadro geopolitico è peggiorato e iniziative come PACE TERRA DIGNITA', anche se formalmente non sciolte, sembrano essersi esaurite. La crisi del diritto internazionale e l'affermazione del diritto della forza sono evidenti nei conflitti in Ucraina, Palestina e Iran. Le classi dirigenti sembrano orientate verso un'economia di guerra, con una corsa agli armamenti che erode le risorse destinate al benessere sociale e ambientale.

Ma proseguiamo e concludiamo il ragionamento fin qui svolto.

  • Anche fisicamente, prefigurando il target dell'"acampada" permanente, evidenzieremmo la responsabilità delle istituzioni (governo, parlamento) nelle scelte che portano alla guerra e al riarmo. Chiederemmo il confronto su politiche, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, che portino concretamente l'Italia a dissociarsi dai coinvolgimenti bellici (anche solo con il ruolo di retrovia) e mettano al centro la sicurezza umana nella "terrestrità" piuttosto che la sicurezza tribale basata sulla deterrenza militare.
  • Avremmo in mente la costruzione di una pace positiva come "pane quotidiano": non si tratterebbe solo di dire "no" alla guerra, ma di proporre attivamente la conversione ecologica per la costruzione di una società strutturalmente pacifica.

In questo contesto, continuare a ragionare sulla presentazione di una lista indipendente per la pace alle elezioni politiche del 2027 può diventare cruciale. Non si tratterebbe più di un "sogno della pace" utopico, ma di un lavoro mirato per invertire la tendenza globale distruttiva. L'insuccesso di "PACE TERRA DIGNITÀ" evidenzia la difficoltà di tradurre l'indignazione in una forza politica duratura. Tuttavia, l'opposizione organizzata alla guerra e alla repressione è oggi più necessaria che mai.


22 giugno 15:48 - ANSA - Comunicato Comitato contro riarmo, campagna "Il popolo italiano non vuole la guerra, il governo italiano non partecipi alla guerra"

ANSA) - ROMA, 22 GIU - "Martedì prossimo, 24 giugno, alle ore 18 saremo davanti al Parlamento, in Piazza di Montecitorio, per un "die-in". Obiettivi: per fermare la guerra globale, per bloccare l`escalation del conflitto dopo l`ingresso di Trump a fianco di Israele nella guerra all`Iran, per chiedere al Governo Italiano di non partecipare alla guerra e scongiurare la crisi bellica mondiale". 

Lo annuncia il Comitato organizzatore "Stop Rearm Europe" che ha organizzato la manifestazione nazionale di ieri a Roma. "Invitiamo tutte e tutti a partecipare e a fare i die- in contro la guerra ovunque, nei quartieri, nei paesi, nelle città, per i quali mettiamo a disposizione l`audio delle bombe su Gaza. Chi ci vive vicino, provi a pensare ad azioni semplici e comunicative nei pressi di basi, depositi, istallazioni militari Usa e Nato o nei centri abitati limitrofi. Domani sarà on line la petizione "Il popolo italiano non vuole la guerra, il Governo Italiano non partecipi alla guerra" a sostegno della campagna lanciata da Rete Italiana Pace e Disarmo per `chiedere al Governo Italiano di negare supporto logistico alle operazioni di guerra, anche negando il permesso ai bombardieri statunitensi B-2 stealth o B-52 che attaccano l`Iran di transitare sullo spazio aereo italiano o rifornirsi nelle nostre basi. L`Italia non deve facilitare, assistere o consentire questi attacchi - direttamente o indirettamente", conclude la nota. (ANSA).

Le guerre: più facile prevenirle che fermarle

Partiamo dalla consapevolezza che gazawi martellati e martoriati possiamo diventarlo anche noi tra breve. Nel senso che, nel gorgo che si sta formando, possono prima o poi caderci in senso letterale le bombe sulla testa. Il problema allora diventa: dobbiamo muoverci bene da subito per evitare questa fine. E - secondo voi - questa necessità di organizzarsi per sopravvivere ci avvicina o ci allontana dalla solidarietà con i più di gran lunga disgraziati - al momento- abitanti della Striscia?

Sì - vi chiederete - ma come li si ferma questi guerrafondai,  porca miseria? Come si ferma la corsa alla guerra?

Diceva Pietro Pinna, il primo obiettore di coscienza laico che quando le guerre partono pretendere di fermarle è come sforzarsi di arrestare il vento con un retino acchiappafarfalle. Come possiamo organizzare con il senno del prima condizioni di sopravvivenza collettiva migliori anche solo sulle ristrettezze della economia di guerra?

Proviamo a chiederlo a META e vediamo cosa ci risponde.

Ecco alcune strategie che possono essere adattate per prevenire un precipizio bellico. Ecco come:

1. Diplomazia preventiva: incoraggiare il dialogo e la negoziazione tra le parti in conflitto per trovare soluzioni pacifiche.

2. Cooperazione internazionale: lavorare con organizzazioni internazionali e governi per condividere risorse e conoscenze e coordinare gli sforzi per prevenire il conflitto.

3. Sostegno alle iniziative di pace: rafforzare le capacità delle comunità locali di promuovere la pace e la riconciliazione.

4. Gestione delle crisi: identificare le aree di tensione e sviluppare piani di emergenza per rispondere alle crisi.

5. Educazione e consapevolezza: promuovere l'educazione e la consapevolezza sulla importanza della pace e della cooperazione internazionale.

Metterci insieme per prevenire il conflitto:

1. Costruire relazioni: costruire relazioni solide tra le nazioni e le comunità per promuovere la comprensione e la cooperazione.

2. Promuovere il dialogo: incoraggiare il dialogo e la negoziazione tra le parti in conflitto per trovare soluzioni pacifiche.

3. Sviluppare la cultura della pace: promuovere la cultura della pace e della non violenza attraverso l'educazione e la consapevolezza.

4. Supportare le organizzazioni pacifiste: sostenere le organizzazioni pacifiste e le iniziative di pace per promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti.

Lavorando insieme e utilizzando queste strategie, possiamo cercare di prevenire un precipizio bellico e promuovere la pace e la stabilità internazionale.

Nel nostro comunicato, sopra riportato, abbiamo avanzato una proposta relativa alla domanda: se, ipotesi fantastica, dovessimo indire e condurre noi un corteo in Italia di migliaia, decine di migliaia di persone con che contenuti proveremmo a caratterizzarlo?

  • Una risposta potremmo darla. Avremmo sostanzialmente da aggiornare il nostro appello "per un partito della pace", lanciato nell'estate 2023, proponendo una manifestazione che sia orientata sotto i palazzi del Potere, predisposta a trasformarsi in una "acampada" permanente.
  • Questa iniziativa andrebbe vista più come inizio che come conclusione, come l'avvio di un percorso dentro una prospettiva più ampia di rappresentanza e di rivoluzione nonviolenta.

Domanda finale: il nostro disgusto per i guerrafondai deve essere a senso unico, riguardare solo Israele e gli USA, "pericoli unici per l'Umanità?

Forse è più saggio e aderente alla verità provare disgusto verso tutti i sistemi militaristi, nessuno escluso, e quindi esprimerlo - questo disgusto - attraverso dichiarazioni di obiezione alla guerra e alla preparazione bellica. 

Noi abbiamo predisposto un testo sul quale chiediamo adesioni per questo rifiuto di coscienza, sia politica che etica, e sul sito in cui è pubblicato riportiamo varie iniziative e varie opzioni per manifestarlo anche come impegno per la difesa nonviolenta.

© 2022 coalizione disarmista nonviolenta - progetto L.D.U.
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia